Ai tempi della campagna elettorale 2008 ci si aspettava solo che camminasse sulle acque o che moltiplicasse i pani e i pesci. Sembrava stesse arrivando il messia di quell'ordine nuovo che fa la bella mostra di sè sulla banconota americana. Un dio, insomma. Un astro lucente in grado di risolvere tutti i problemi. Dalla crisi economica, al cosiddetto surriscaldamento globale, passando per la questione mediorientale e per i rapporti con la Cina in espansione. Mai si era visto un candidato così bello, così nuovo, che emana un alone luminoso (probabilmente con poteri guaritori su gran parte delle malattie conosciute all'uomo, ma anche sulle sconosciute).«Ma sei sicuro di farcela?», sarebbe venuto da chiedergli, anche se sarebbe stato inutile perchè il mantra era «YES, WE CAN». Possiamo. Come? Boh, in qualche modo si farà, non è importante. E invece sì, caro il mio messia del 2009. Conta anche il come. Perchè a distanza di 100 giorni dall'insediamento stanno venendo fuori tutte le magagne di un messia inventato a tavolino e spedito a Washington dall'Illinois. Le gaffes non si contano più, l'apprezamento è in calo, nonostante quello che si continua a dire in giro di lui e della moglie.
Ne ha fatte a vagonate di gaffe, Obamessia, da quand'era solo un semplice candidato alla convention democratica, fino a questa settimana. Da quando diceva di aver viaggiato molto nei 57 stati americani (sono 50), a quando se n'è uscito con una battuta sulle sue pessime qualità di giocatore di bowling insultando le persone disabili (c'è da dire che il vicepresidente Biden, in campagna elettorale aveva invitato un veterano di guerra in sedia a rotelle ad alzarsi in piedi per farsi vedere); da quando Obama ha regalato un ipod ad Elisabetta II, a quando sua moglie l'ha abbracciata, contravvenendo alla ferrea etichetta regale che impedisce a chiunque di toccare la regina; per finire con la brillante idea di far volare sull'isola di Manhattan l'Air Force One per fare delle foto suggestive della skyline in occasione dei 100 giorni di presidenza di Obama: non ci vuole molto ad immaginare l'effetto che ha avuto sui newyorkesi vedere un aereo che si aggirava in mezzo ai grattacieli. A poco è servito il comunicato che dichiarava l'incazzatura presidenziale, visto che era stato lo stesso presidente ad autorizzare l'operazione al costo di 328.000 dollari, nonostante la consapevolezza del panico che avrebbe generato. Il tutto passando per l'inchino al re saudita, cosa che per protocollo, mai un presidente americano dovrebbe fare.
Senza poi contare gli errori politici inanellati da Obamessia. Dalla nomina di ministri evasori (Nancy Killifer al Programma, Tom Dashle alla Sanità) o sotto accusa per finanziamenti illeciti (Bill Richardson al Commercio). Ha poi messo al ministero del Tesoro Tom Geithner, che le tasse non le ha pagate per anni e che ora deve scrivere una riforma per ripulire il mercato dai titoli tossici e riportare l'ordine nei bilanci societari.
Ce ne sarebbero ancora da elencare, ma per tutto il resto rimando a questo articolo del New York Post: "100 days 100 mistakes" (o alla corrispondente traduzione in italiano).
Auguri Mr. President. 100 di questi giorni.
Ps: mi scuso per la montagna di link, la maggior parte dei quali in inglese, ma immagino si non dover spiegare il motivo per cui qui da noi si trovi poco o niente di critico nei confronti di Obamessia.
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8 commenti:
Ecco, adesso togliamo a quei poverini anche il Mitico Mago Obama.
E rimangono decisamente alla frutta.
Malvagio!
Adesso che ci penso, ma, il mitico Obama non avrá preso lezioni da Silviuccio nostro?
Guarda, caro Augusto, temo che il Mago Obama e il Divino Otelma abbiano le stesse capacità medianiche.
Senza dimenticare che entrambi parlano di se stessi alla prima persona plurale. Non avranno mica lo stesso delirio psichico? ;D
Buona giornata.
Luca.
All'indomani delle elezioni di Obama un mio amico mi disse: "Eh, sì, è negro. E poi?"
Gli risposi e poi niente di che.
Nel senso che è naturale che se fosse stato un wasp ci sarebbero stati (soprattutto qui da noi) meno beanti speranzosi relitti sessantottini al suo cospetto, ma avrebbe fatto (come lui) quello che gli avrebbero permesso condizionamenti e le circostanze.
Obama è stato un diversivo decisamente abile da parte di chi ne ha finanziato e deciso l'elezione. Un pò come fanno i prestigiatori che con una mano attirano l'attenzione su qualcosa di ininfluente ai fini del trucco che stanno facendo e con l'altra lo eseguono.
Purtroppo per i nostri amanti del loft farlocco l’ Obama che hanno scimmiottato NON ESISTE.
Innanzitutto Obama non è un negro, nel senso non appartiene alla categoria sociale ghettizzata che attribuisce al sistema razzista le colpe del disagio e della discriminazione dei neri. E non è nemmeno il prodotto delle Pantere Nere né un emulo di Malcom X o di Luther King.
Obama NON E' la dimostrazione "che in America chiunque può diventare presidente a prescindere dal colore della pelle"
E' piuttosto la riprova che in America chiunque sia abbastanza ricco da frequentare la Columbia University, studiare giurisprudenza ad Harvard, diventare un avvocato di successo ed essere sponsorizzato dai poteri forti(la sua corsa alla Casa Bianca è costata 2.4 miliardi di dollari)può diventare presidente a "prescindere dal colore della pelle".
Con buona pace dei suoi patetici imitatori. Più ci penso e più mi accorgo che mai come ora appare ridicolo il «Yes we can» all'amatriciana di UolterUeltroniana memoria.
«E' piuttosto la riprova che in America chiunque sia abbastanza ricco da frequentare la Columbia University, studiare giurisprudenza ad Harvard, diventare un avvocato di successo ed essere sponsorizzato dai poteri forti(la sua corsa alla Casa Bianca è costata 2.4 miliardi di dollari)può diventare presidente a "prescindere dal colore della pelle".»
Paolo, non potevi riassumere la cosa in modo migliore.
Eppure con la storia del primo presidente black della storia sono rimasti fregati in molti.
Quando del change che ha promesso in campagna elettorale non resterà nemmeno il ricordo si accorgeranno tutti che in realtà non è black, ma è solo un wasp con la pelle scura.
Saluti.
Luca.
La Storia rivaluterà i meriti di Bush al di là delle sue colpe ingigantite dai media mondiali per vendere copie ed assuefare piazze antiamericane.
Aggiungo ai tuoi link anche quello di questo articolo di denuncia, che quando l'ho letto io mi ha fatto davvero sentire la mancanza di Bush:
http://online.wsj.com/article/SB124174154190098941.html
Caro Matteo, ho letto il link.
La presenza del fotografo al seguito di Obama esemplifica quello che la sua presidenza si sta rivelando. Tutta apparenza, tutto sorrisi e lustrini e in sostanza nessun cambiamento.
Prevedibile e dimostrabile da chiunque, tranne che dagli obamiani all'amatriciana modello Veltroni.
Saluti.
Luca.
Ciao Luca! ti posto il link del mio ultimo articolo pubblicato sull'Occidentale, articolo che è legato all'argomento Obama...
A presto
http://www.loccidentale.it/articolo/dopo+i+primi+100+giorni+di+obama%2C+rimpiangiamo+george+w.+bush..0071445
Massai, ad un Obama gli si perdona tutto. Ho letto in un commento (dove appunto si parlava di Obama) cose come: eh, ma obama chiude guantanamo, eh ma obama va via dall'irak, eh ma obama disarma, eh ma obama prosegue una guerra giusta... al di là degli errori che commette e che commetterà.
E aggiungo che in tanti la pensano come questo tizio. Gli perdonano tutto perchè probabilmente è nero?
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