17.6.11

Lettera aperta alla generazione precedente

«Un paese si rinnova con le idee e con la spinta propulsiva dei 20-30 enni!!! Dove siete? Cominciate a battere qualche colpo (originale magari) e non fata la grancassa ai 75enni tronfi, autoreferenziali e vacui come un vecchio vaso di coccio!»



Dove siamo? Siamo qui che cerchiamo di non affogare nel sistema di palta che ci è stato lasciato in eredità dalla generazione dei 40-50enni, e da quella dei 60-70enni prima di loro (quest'ultima, tra l'altro, è quella che ci governa tutti quanti). Siamo incastrati nell'immobilismo che nessuno prima di noi si è preoccupato di cercare di scalfire, e adesso la colpa sarebbe pure nostra? No, onestamente non ci sto. Mi permetterò di essere un tantino schietto e diretto perchè chi ha scritto l'affermazione citata all'inizio è mio zio e, in un modo o nell'altro, mi perdonerà la schiettezza (o almeno spero ^^).




Sì, perchè quella frase mi ricorda di quelle madri che da piccole volevano fare le prime ballerine della Scala, e poi si sono ritrovate a lavorare in Posta, quindi mandano le figlie a scuola di ballo per realizzare quel sogno infantile che a loro non è stato realizzato. E si lamentano pure se alle piccoline non gliene cale niente di emulare Carla Fracci.



Nulla cambia mai in Italia, la patria dell'arte, della moda, della buona cucina. E del compromesso. Siamo stati governati per 50 anni dai maestri democristiani del compromesso, fosse “storico”, con le parti sociali, con gli industriali, tra forze di governo, in politica estera, con la mafia, o che altro. Campioni dell'escamotage, del cambiamo tutto, basta che tutto resti com'è.


Ve la prendete (parlo al plurale perchè sono diverse le persone che ho sentito dire che dovremmo essere noi a cambiare le cose) con noi quando voi prima di noi non avete mosso un dito? Ci criticate perchè votiamo un 75enne? Ma voi che avete fatto per lasciarci qualcosa di diverso? Avete accettato per anni di votare forze parlamentari che poi facevano e disfavano i governi senza che gliene fregasse niente di chi avesse effettivamente la maggioranza del paese. Vi siete adattati in questa situazione, e ci avete trasmesso la sensazione che il voto non servisse a far cambiare le cose, come in qualsiasi paese normale. Se siamo convinti di vivere in una repubblica delle Banane la colpa è anche e soprattutto vostra.


Ci avete detto di studiare e di farci una cultura, che è l'unico modo per fare strada nella vita. Ho seguito il vostro consiglio, e ora l'unica strada che faccio è quella fra casa e il centro commerciale dove lavoro. Ho la mia laurea in Psicologia, e faccio il commesso a 700€-circa al mese. Coi quali ci pago un affitto (condiviso con due amici, perchè da solo sarebbe impossibile), le bollette, la spesa, la benzina (di un auto che grazie a dio i miei hanno deciso di lasciarmi) e riesco a mettere da parte qualcosa. E questo perchè? Perchè non mi sono mai riconosciuto nello stereotipo dell'italiano mammone che resta a farsi cucinare pranzo e cena e stirare mutande e camicie dalla mamma fino a 40 anni. Lo stereotipo che mi trovo ad affrontare ogni volta che mi confronto con coetanei stranieri. Ma anche con ragazzi che hanno 6 o 7 anni in meno di me, sempre stranieri, ovviamente. E ci sono arrivato a 27 anni e mezzo perchè prima mi stavo facendo quella cultura che non mi ha portato da nessuna parte. E come me molti altri. Le ultime statistiche dicono che la disoccupazione giovanile è al 29%, uno su tre, quindi temo anche di dover essere piuttosto contento dei suddetti 700€-circa al mese. Che culo! Basta non pensare a chi ha deciso di non proseguire con gli studi (entrambi i miei coinquilini) e porta a casa poco meno del doppio di me ogni mese. Basta non pensare ai raccomandati, agli amici degli amici, ai parenti di, che sono qui o là non per merito. Ce la si prende, giustamente (!), con Berlusconi per aver messo igieniste dentali nei consigli comunali. Ok, ma prima com'era? Davvero volete raccontarci che 50 anni di Democrazia Cristiana non abbiano posto le basi per questo? 50 anni di raccomandazioni, di aiuti dall'amico potente di turno (foss'anche il consigliere circoscrizionale o il capo sezione del Psi), del “vai tranquillo, a tuo figlio ci penso io”, del “tanto ci pensa quell'amico del papi”. E allora qualche amicizia abbiamo provato a farcela anche noi, ma al massimo entriamo a prezzo ridotto in discoteca.


Di nuovo, ci chiedete di cambiare le cose, ma quando è stato il vostro turno, e avete provato un po' a cambiarle, e non sono cambiate, voi che avete fatto? Non mi ricordo di aver sentito parlare di tutta questa spinta “propulsiva al cambiamento”. Eppure di occasioni in cui è stato chiesto il vostro parere che sarebbero dovute sfociare in un cambiamento ce ne sono state. Per restare in tema di referendum, vogliamo parlare di quello che istituiva la responsabilità civile dei magistrati (1987, io avevo 4 anni, quorum raggiunto al 65,10%, con una percentuale di sì dell'80,20%)? Del tipo, sei uguale agli altri, ergo se sbagli paghi? Ovvio, non servirebbe nemmeno dirlo. Ebbene nulla è cambiato. Se un magistrato sbaglia paga lo stato. Se istituisce inchieste a vuoto accusando innocenti non accade nulla. Anzi, a quanto visto un paio di settimane fa, se ti va bene riesci pure a farti eleggere sindaco di Napoli.


Altro esempio? Il referendum del divieto all'Enel di partecipare ad impianti nucleari all'estero (ancora 1987, quorum raggiunto col 65,10%, favorevoli 71,90%). Cestinato. Compriamo l'energia nucleare all'estero a prezzi molto alti, salvo poi lavarci ipocritamente le mani quando si tratta di costruire centrali in Italia.


Ancora? Referendum per l'abrogazione del Ministero dell'Agricoltura (1993, avevo 10 anni, quorum raggiunto col 76,90%, favorevoli 70,20%). Ora abbiamo il Ministero delle Politiche Agricole. Parere degli elettori: totalmente ignorato.


Procedo? Referendum per l'abolizione del finanziamento pubblico dei partiti (ancora 1993, votanti 77%, favorevoli 90,30%). Ora abbiamo i rimborsi elettorali, che sono pure peggio, perchè vengono elargiti anche in caso di ipotetica caduta del governo. Per intenderci quest'anno concluderemo di pagare i rimborsi ai partiti della legislatura precedente, governo Prodi. Parere degli elettori: totalmente ignorato.


E ancora. Referendum per abrogare la definizione di televisione pubblica per la RAI, così da poterla privatizzare (1995, avevo 12 anni, votanti 57,40%, favorevoli 54,90%). Abbiamo ancora la tv pubblica. Parere degli elettori: totalmente ignorato.




Per tornare alla domanda iniziale, dove siamo? Siamo qui, che cerchiamo di far sentire la nostra voce e ci viene raccontato che se non si ascolta la voce dei giovani è colpa di un vecchio arrapato di 75 anni. Certo, direi che l'età del premier sia un dato di fatto. Anche se parziale. Primo perchè siamo pieni anche di gerontocomunisti, veterogiustizialisti, brachiofascisti, che tarpano le ali a qualsiasi nuova leva all'orizzonte. Il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, che sarei disposto a votare anche domani se si candidasse premier, ha già iniziato a combattere le gerarchie del Pd (o rottamarle), con in cambio l'allegra macchina da guerra di comici e teleimbonitori schierati che lo osteggiano. Ma il dato è parziale anche in un altro senso. Perchè, se proprio vogliamo ridere, per quanto l'età anagrafica lo freghi, Berlusconi non è nemmeno maggiorenne politicamente parlando. Quindi quando si tratta di cassare /pensionare/rottamare il premier, io penso che anche a tutta una serie di politicanti di mestiere che sono sulla cadrega da tempo immemorabile, anche se anagraficamente più giovani. Qualche esempio? Gianfranco Fini (59 anni, da 34 in politica), Pierferdinando Casini, (55 anni, 31 di politica), Pierluigi Bersani (60 anni, 21 di politica), Rosy Bindi (60 e 27), Massimo D'Alema (61 e 48), Umberto Bossi (70 e 32), Ignazio La Russa (64 e 40), Giorgio Napolitano (86 e 58), e potrei proseguire. Siamo incastrati in mezzo a questi giurasso-burocrati e l'unico vecchio è Berlusconi? Che non ho nessuna intenzione di difendere, ben inteso. Solo mi pare miope guardare solo lui e ignorare la casa di riposo che gli gira intorno.



Dove siamo? Siamo qui che osserviamo l'Italia che voi ci avete lasciato, retrograda, conservatrice (a destra come a sinistra), in cui si consente tacitamente al Papa (di fatto un capo di Stato straniero) di ingerire costantemente nelle decisioni politiche che ci riguardano. E lo so, zio, che per te va anche bene, ma per molti, molti della mia generazione la cosa ha dell'aberrante. E una buona parte di quei “molti” sono cattolici come lo sono io, e difendono a spada tratta la libertà delle gerarchie ecclesiastiche di diffondere la dottrina, ma ritengono un servizio sull'angelus del Papa ogni domenica a mezzogiorno sui telegiornali sia l'ingerenza di uno stato teocratico fra i più retrogradi al mondo nelle nostre questioni politiche, e che, tra l'altro, sia una delle peggiori eredità che ci abbiate lasciato. Giusto per rimanere sui temi attuali, diversi esponenti delle gerarchie ecclesiastiche si sono spesi a favore dei due referendum sull'acqua votati lo scorso weekend. Certo, tanto loro la bolletta dell'acqua non la pagano dal 1929. E come questo ci sono decine e decine di casi di privilegi distribuiti a pioggia da questo o quel governo, democristiano o socialista, al potere quando voi avevate la nostra età. Ne parla il Ministro Tremonti in questi giorni: 471 voci di esenzione fiscale di vario titolo che valgono circa 150 miliardi di euro in totale. E sai perchè non credo che cambierà niente? Non perchè Berlusconi sono 17 anni che promette una rivoluzione che non riesce a fare. Ma perchè ormai abbiamo instillata la sensazione che non cambierà mai niente. Perchè mai nulla è cambiato. Da ben prima di Berlusconi. Sento parlare di necessità di riduzione delle tasse e del contenimento del debito pubblico da che abbia memoria. Si è mai visto un cambiamento in materia? Mai. Sono cambiati i governi? Da quando sono nato ce ne sono stati 20: sono nato durante il governo Fanfani V, ho visto gli ultimi due dei 7 governi Andreotti, i due governi Amato, il D'alema e il D'Alema bis, i due governi Prodi, i 4 governi Berlusconi. 20 governi in 28 anni, spettacolo. Pare che sia l'unica cosa che cambi, visto che poi comunque le facce sono sempre le stesse. Alcune non sono nemmeno cambiate fra prima e seconda Repubblica.

Questa è l'italietta dei privilegi, dei sotterfugi, della burocrazia che blocca tutto, delle ingerenze, del cambiamo tutto basta che io non ci rimetta niente, che ci avete lasciato. E adesso pare che la colpa sia anche nostra? Ma non esiste. Io non ci sto fare la foglia di fico. Assumetevi le vostre responsabilità.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

ciao

io@skenderbeu.it

cosa ne pensi di questa crisi economica ?

Gianni ha detto...

Che peccato che non aggiorni più il blog :-(